Tre anni fa hai ricevuto il Premio Lavezzari. Cosa è cambiato da allora e cosa ha significato per te ricevere questo riconoscimento?
MC: Ricevere questo premio nel 2023 è stato per me un grandissimo onore. Questo riconoscimento mi ha fatto comprendere ancora meglio il messaggio che desideravo trasmettere.
E cosa è cambiato? È cambiato che, anche grazie a questo premio, ogni giorno continuo a impegnarmi ancora di più per ricordare alle persone di non arrendersi mai e di andare avanti, nonostante la vita a volte metta ostacoli e difficoltà che, comunque, possono essere superate.
Ecco, questo riconoscimento è stato come una ricarica: un’ulteriore spinta per fare ancora di più.
Hai scritto un nuovo libro e ti sei specializzato in gare ciclistiche impegnative, anche grazie alla collaborazione con alcuni esperti che hanno realizzato per te una protesi davvero unica. Ti consideri a tua volta un promotore di innovazione nel campo delle protesi?
MC: Ma non mi considero un innovatore nel campo delle protesi in generale; mi vedo più come uno sperimentatore e promotore di protesi in ambito sportivo. Sì, pratico uno sport estremo utilizzando una protesi creata ad hoc da me, da un fantastico team di ortopedici e da un amico.
Il Downhill è una disciplina estremamente difficile, e l’idea di praticarla con un solo braccio sembrava quasi impossibile. Invece, grazie a questo tipo di protesi e al duro lavoro di progettazione che ancora oggi continua—con piccole modifiche che possono sempre migliorare il risultato—sono riuscito a gareggiare contro persone normodotate.
E questo, per me, è una grande vittoria.
Il tuo entusiasmo e il tuo coraggio avevano impressionato tutti a Chiasso durante la celebrazione e la consegna dei premi. Vuoi lasciarci un messaggio per le nuove generazioni, che a volte si sentono un po’ perse?
MC: Ma non mi sento di voler dare chissà quale grande messaggio. So che ognuno di noi, ogni persona, possiede una forza interiore incredibile per affrontare le difficoltà che la vita ci mette davanti.
Forse l’unica cosa che mi permetto di dire è che, anche quando pensi che tutto sia finito, forse è proprio lì che tutto può ripartire. Perché l’essere umano ha questo potere. Non bisogna mai arrendersi di fronte alle difficoltà.
Quando credi che sia davvero finita, può invece cominciare una nuova vita: si apre una nuova porta, inizi a percorrere una nuova strada. E magari quella strada, quella porta che si apre, è persino più bella della precedente.
Quindi: mai arrendersi, tenere la testa alta e andare avanti.
Come ci si sente al centro dell’attenzione?
MC: Ma no, io non mi sento al centro dell’attenzione, non l’ho mai fatto. È chiaro che è piacevole sapere che ci sono persone che ti seguono, ti supportano e credono in te: questa è una cosa importante.
Al centro dell’attenzione però… non direi. Non sono un personaggio famoso che, ogni volta che esce, viene fermato per una foto o un autografo. Sì, mi è capitato durante le gare, nei contesti sportivi, sui trail o nei bike park dove corro, ma è qualcosa di particolare, quasi strano.
Non saprei dire davvero “come ci si sente”. A volte mi sento alla grande, altre volte come un pesce fuor d’acqua. È una sensazione particolare.
L’importante, però, è sapere che le persone mi seguono per i messaggi che cerco di trasmettere.
Hai vissuto anche qualche esperienza negativa?
MC: Nel mondo sportivo, sì, ho vissuto esperienze negative — ma fanno parte dello sport. Non sempre la ruota gira come dovrebbe, e molte volte lo sport ti dà uno schiaffo in faccia. Non sempre sono stato soddisfatto dei miei risultati. Dovrei esserlo, secondo molte persone, considerando la mia condizione e il fatto che corro con una protesi.
Ma io sono molto competitivo, e quando le cose non vanno come vorrei, lo sento davvero come uno schiaffo in faccia. Quindi sì, nel mondo sportivo ho ricevuto delle delusioni.
Nella vita, invece, credo di aver affrontato quelle piccole e grandi delusioni che ogni persona sperimenta.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
MC Progetti per il futuro? Sembra la domanda più scontata, ma secondo me è la meno scontata di tutte. Dopo il brutto incidente che ho avuto, sono diventato una persona che pensa molto di più al presente che al futuro. Mi piace vivere la vita giorno per giorno.
Sì, è giusto pensare al futuro, è importante perché ti permette di costruire qualcosa. Ma non mi soffermo troppo su ciò che verrà. So che ora ho accanto persone care: la mia compagna, la mia famiglia sempre presente, gli amici… e voglio godermi questi momenti con loro, pensando a ciò che ho oggi, non a ciò che potrei avere domani.
La vita è imprevedibile. Preferisco davvero vivere al 110% l’oggi, piuttosto che preoccuparmi del domani. Mi torna spesso in mente una frase del mio grande idolo, Marco Simoncelli. Alla domanda “Non hai paura di morire?”, lui rispose: “Si vive di più andando cinque minuti al massimo su una moto di quanto non faccia certa gente in una vita intera.”
Ecco, credo che pensare al presente e godersi ogni momento sia davvero una delle cose più belle e importanti.
Tanti auguri anche per il tuo ultimo libro “Bionic rider. Oltre ogni ostacolo“
